Carnevale di Venezia

Come fotografo, fotoamatore più che altro, sono sempre alla ricerca di nuove “sfide” in questo campo. Per chi segue questo blog da un po’ di tempo, è chiara la mia passione per gli eventi di cosplay; tuttavia, per un volta, ho voluto mettermi alla prova con qualcosa di ancora più particolare, più classico, ma che rimane comunque un appuntamento all’insegna del divertimento e dei costumi: il Carnevale.

Prima di continuare l’articolo, voglio condividere con voi una canzone che credo sia adatta a leggere il resto e a dare un’occhiata alle foto che seguiranno. Si tratta di un gruppo degli anni ’80, che ho conosciuto anni fa, rovistando tra i vecchi vinili di mio padre: il Rondò Veneziano. A fianco di strumenti classici e sonorità Barocche, uniscono il ritmo incalzante di strumenti pop/rock come la batteria e il basso elettrico, direi che siamo perfettamente a tema con quello di cui stiamo parlando! Io stesso, mentre scrivo queste righe, ascolto questo brano “medley“.

Quando Matteo, socio del Photo Experience, mi ha proposto di fare una massacrante toccata e fuga a Venezia, partendo alle 5 del mattino in autobus e tornando a mezzanotte a Pisa, con tanto di mattinata lavorativa al seguito… avrei potuto dire di no?

Quindi, eccomi di ritorno dal Carnevale di Venezia, uno dei più antichi e classici del mondo. Si parla di tradizioni antiche, Wikipedia mi suggerisce quasi un millennio di testimonianze per il carnevale in questa città. Poi c’è la Serenissima, sempre lei; un luogo che non saprei raccontare in nessun modo, credo che il metodo migliore per comprenderla sia appunto di visitarla, magari quando non c’è il Carnevale, con tranquillità. La splendida cornice di calle, canali e piazze semi-nascoste si popola di coloratissime maschere con un forte accento classico. Troveremo quindi colori sgargianti su vestiti pomposi, quasi a voler scimmiottare gli abiti rinascimentali che vanno a richiamare. Poi tanta, tanta gente che popola le strade. Nei vicoletti, si rischia di rimanere bloccati nella folla, la stessa Piazza San Marco è inavvicinabile in certi orari, anche per i fotografi più temerari!

Io che cerco di darmi un tono culturale, poi trovo una cesta di Topolini e rinuncio.

Insomma, poche foto alla città e tanta concentrazione sulle meravigliose maschere in giro, specie nella splendida cornice di Piazza San Marco. La giornata era cominciata nel peggiore dei modi: il sole era alto e splendente, non l’ideale per fotografare maschere metalliche bianche, che della luce così dura fanno riflesso tipo specchio. Fortunatamente le nuvole sono arrivate in nostro soccorso, diffondendo maggiormente la luce naturale e consentendoci di scattare in condizioni decisamente più favorevoli.

Si è trattata di un’ottima occasione di far completare il rodaggio all’ultimo arrivato in famiglia: il Samyang 85mm f1.4, montato sulla nuova ammiraglia Sony Alpha 7mk2 e devo ammettere che la resa è davvero eccezionale; non fosse per il piccolissimo particolare della messa a fuoco manuale. Ora, i più puristi di voi storceranno il naso affermando come – per tanti e tanti anni di fotografia analogica – non fosse presente l’autofocus; vero. La Sony, per mia fortuna, ha un’ottima resa visiva della messa a fuoco e mi permette di essere anche molto veloce nel trovare subito l’impostazione adatta, tuttavia l’apertura così ampia (che crea un piano di messa a fuoco spesso come una sottiletta) e le maschere non sempre contente di farsi fotografare (e quando si annoiavano giravano il culo e via) non sempre mi hanno consentito di fare tutto quello che avrei voluto, ma pazienza; ah, dimenticavo: ho dovuto utilizzare anche un flash cobra per cercare maggiori dettagli, anche se in presenza di luce diurna. E dai, qualcosa l’abbiamo portata a casa!

giusto due personcine, tanto per gradire…

Beh, poi lascio immaginare l’enorme mole di gente presente, essendo anche una mite domenica di Febbraio. Tanti stranieri, ma anche tanti italiani che vogliono partecipare a quello che è uno degli spettacoli tradizionali più conosciuti nel mondo. Ma io non mi sono fatto intimorire e sono andato alla ricerca degli occhi.

Degli occhi?! Dirai, mio giovane Padawan.

Si, degli occhi. La cosa probabilmente più complessa nel fotografare le maschere, specie quelle più chiare, è il ricercare gli occhi di chi le indossa. Se non si gestisce bene la luce (e se le condizioni non lo permettono), vedremo nei buchi delle maschere soltanto due chiazze nere. E noi non vogliamo le chiazze nere, voglio lo sguardo di chi sto fotografando. Chi immortalo deve giocare con me, partecipare alla foto e sapere di essere mio partner in quel momento, anche se solo per qualche frazione di secondo. Ecco perché la mia, oltre che di maschere, è stata una caccia di occhi e, in alcuni casi, posso dirmi soddisfatto di quanto ho ottenuto.

Bando alle ciance, vediamo un po’ cosa ho combinato!

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